#FalsiMiti - Il colesterolo è dannoso

 

Il colesterolo non è una sostanza nociva, tanto che il nostro organismo lo produce.

Il colesterolo, infatti, è indispensabile, perché serve per costruire e mantenere le membrane cellulari, per produrre le vitamine liposolubili (A,D,E,K) e gli  ormoni steroidei e sessuali, per produrre i sali biliari della bile, indispensabili per la digestione dei grassi e  l'assorbimento delle vitamine liposolubili.

La maggior parte del colesterolo presente nel corpo umano è prodotta nell’organismo, soprattutto nel fegato, nelle ghiandole surrenali e nell'intestino: circa 1 grammo di colesterolo al giorno, mentre l'apporto alimentare è in media di 0,3 grammi.

Quindi, in teoria, è possibile avere valori elevati di colesterolo nel sangue anche eliminando ogni fonte di colesterolo dall’alimentazione.

Gli alimenti che contengono colesterolo sono di origine sia animale (uova, fegato, la carne, crostacei, latte,  burro, formaggi) sia vegetale (olio di cocco e di palma).

Quindi, perché si dice sempre di ridurlo?

Il colesterolo è trasportato ai tessuti che ne hanno bisogno tramite le lipoproteine che distinguono il colesterolo che trasportano come buono o cattivo.

La maggior parte del colesterolo presente nel sangue è legato alle lipoproteine di tipo LDL che lo  trasportano dal fegato ai tessuti. Questo meccanismo è fondamentale per la vita, perché permette di rifornire costantemente le cellule con il colesterolo di cui hanno bisogno.

Il colesterolo legato alle lipoproteine LDL è chiamato colesterolo cattivo perché, solo se è in eccesso,  è un fattore di rischio cardiovascolare importante, depositandosi sulle pareti delle arterie e restringendole.

È l’eccesso che va ridotto, non la quantità normale.

Per completezza, le lipoproteine HDL raccolgono il colesterolo in eccesso presente nell'organismo e lo trasportano verso il fegato, dove il colesterolo è trasformato ed eliminato: per questo si  chiamano colesterolo buono.

#FalsiMiti - I prodotti light sono davvero meno calorici?

 

I prodotti light derivano da alimenti tradizionali che hanno subito una variazione nella composizione chimica per ridurre l’apporto calorico. Tale riduzione che, per Regolamento Europeo, deve essere almeno del 30% rispetto allo stesso prodotto tradizionale, si ottiene diminuendo il contenuto o di zuccheri o di grassi.

I grassi si riducono sostituendoli con amidi, proteine o fibre che, comunque, apportano calorie, e con una percentuale maggiore di acqua. L’aggiunta dell’acqua, però, può rendere il prodotto più instabile dal punto di vista microbiologico, per cui è necessario aggiungere dei conservanti.

Gli zuccheri si riducono sostituendoli con gli edulcoranti, come l’aspartame, la stevia o i polioli (sorbitolo, mannitolo, isomalto, maltitolo, lactitolo, xilitolo, eritritolo). Il consumo eccessivo di polioli, la cui quantità massima consentita è di 10 gr nei bambini e 20 gr negli adulti, può causare gonfiore addominale e avere effetti lassativi. Teniamo presente che 10 gr di polioli corrispondono a circa 4-5 caramelle o 8 biscotti.

Per essere certi di avere una riduzione calorica reale, confrontiamo la tabella nutrizionale del prodotto light con quella del prodotto tradizionale: potremmo scoprire che la riduzione del 30% dei grassi non corrisponde a una riduzione uguale delle calorie totali.

Un esempio: confrontando un tipo di biscotto di una marca famosa nella versione con zucchero e con polioli, il risparmio calorico è di 6 kcal, a parità di grassi e carboidrati. Quindi, un risparmio veramente poco significativo. Per contro, la maionese più light di una marca famosa ha ben 360 calorie ogni 100 ml in meno, rispetto alla versione tradizionale, ottenuta riducendo i grassi di più del 38%.

Cerchiamo, quindi, di valutare con attenzione le informazioni riportate nelle etichette.

Una considerazione: i prodotti light inducono spesso al consumo di porzioni più grandi, perché se ne mangia e se ne beve di più credendo di assumere poche calorie, con il risultato di vanificare del tutto il risparmio calorico.  

#FalsiMiti - Non mangio zucchero, uso quello di canna!

 

Entrambi gli zuccheri, bianco e di canna, sono a base di saccarosio, un disaccaride che la digestione scinde nei due zuccheri da cui è formato, il glucosio e il fruttosio.

Una bustina (8 gr) di zucchero bianco apporta 31 kcal rispetto a 30 kcal dello zucchero di canna grezzo.

Ma allora, quali sono le differenze, sempre che ci siano?

Lo zucchero bianco deriva dalla radice della barbabietola da zucchero, dalla quale, mediante diverse lavorazioni che utilizzano reagenti chimici, si ricava uno zucchero greggio che viene in seguito raffinato fino a ottenere lo zucchero bianco. Le lavorazioni a cui lo zucchero è sottoposto lo privano  delle vitamine, enzimi e sali minerali originariamente presenti nella radice della barbabietola.

Lo zucchero di canna è ottenuto dal succo delle canne di una pianta di origine tropicale, che viene raccolto e concentrato mediante l’utilizzo del calore che determina l’evaporazione della maggior parte dell’acqua.

Esistono due tipi principali di zucchero di canna, lo zucchero grezzo, il più diffuso che troviamo nei negozi e nei bar, che si presenta come cristalli di dimensioni regolari ed uniformi, e quello integrale, meno diffuso, che si presenta in granuli di dimensione variabile e irregolare e che è caratterizzato da un profumo e un colore intensi.

Lo zucchero grezzo è ottenuto dall’estratto della canna da zucchero trattato e raffinato: il colore dorato è dovuto alla presenza residua di melassa in seguito al processo di raffinazione. Quindi, lo zucchero di canna in cristalli non è necessariamente un prodotto integrale e salutare, perché ha subito un processo di raffinazione molto simile a quello che si utilizza per la produzione dello zucchero bianco di barbabietola, e ha perso, di conseguenza, i minerali e le vitamine che conteneva all’origine.

Lo zucchero di canna integrale, invece, è meno diffuso, ma mantiene tutti i nutrienti.

#FalsiMiti - L’olio di semi è più leggero dell’olio di oliva

 

 

Non facciamoci fuorviare da una famosa pubblicità nella quale il consumatore di un olio di semi riusciva a saltare uno steccato con una certa agilità... tutti gli oli apportano le stesse calorie, cioè 9 kcal per grammo. Cambiano, invece,  la composizione e il valore nutrizionale dei diversi oli: l’olio di oliva contiene prevalentemente grassi monoinsaturi, gli oli di semi sono prevalentemente polinsaturi.

#FalsiMiti - Il burro ha meno calorie dell’olio

 

Si, perché il burro, a parità di peso, ha una quota di acqua che gli oli non hanno: 10 gr di burro apportano 75,8 kcal, mentre 10 gr di olio ne apportano 90 (Fonte: Tabelle di composizione degli alimenti – Centro di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione).

Allora, perché si consiglia sempre di limitare il consumo di burro a favore dell’olio? Perché i grassi dell’olio contengono quantità maggiori di acidi grassi che l'organismo non è in grado di sintetizzare (essenziali) e che aiutano a prevenire le malattie cardiovascolari, rispetto ai grassi animali, per cui sono più pregiati dal punto di vista nutrizionale.

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